La storia
dietro la forma

È tempo di creare… Respiro l’energia…

L’orologio G.T.O. è un perfetto cocktail di natura, meccanica e design. La natura è evocata dal corallo – già interpretato nell’orologio Borgonovo – mentre la meccanica e il design traggono ispirazione diretta dalle leggendarie auto sportive e da competizione degli anni ’60.

La linea fluente che aveva caratterizzato il progetto dell’orologio Borgonovo – il primo orologio ovale firmato Grimoldi, disegnato a metà degli anni ’90 – si arricchisce oggi di emozioni ancora più vibranti. L’idea è quella di interpretare e “impossessarsi” della forma morbida, romantica e al tempo stesso aggressiva dei bolidi degli anni Sessanta. Per queste ragioni emotive ed estetiche, gli aggettivi che meglio descrivono l’orologio G.T.O. sono: moderno, rivoluzionario, unico e magicamente romantico.

Guardo il mio modellino Bburago della GTO: una piccola auto che per me è una musa. Mi accompagna fin da bambino e oggi trova posto nella mia camera da letto, tra lo specchio e il lavandino. Athena e Sole, le mie bimbe, sanno che possono toccarla solo con il consenso del papà.

Mi osserva e mi emoziona come sempre. È perfetta. La sua forma è bella, morbida, seducente, armoniosa: come il corpo di una donna, come il canto delle sirene. Con la macchina tra le mani e i piedi nudi, cammino in quello che negli ultimi anni è diventato il mio rifugio creativo: casa mia. Il solito tavolo bianco, i soliti fogli bianchi e la solita penna nera mi attendono.

…se mettessi al posto del motore 12 cilindri… il movimento automatico ETA 2824…

Davanti al mio “posto di comando” – il tavolo da disegno – il modellino Bburago e palpabili ologrammi immaginari riempiono il vuoto. La mia passione per il design delle auto sportive degli anni ’60 mi fa sognare a occhi aperti: la penna traccia linee, sovrapposizioni, idee e forme. Auto e orologio si abbracciano, si inseguono, si sfiorano e poi si allontanano, ma restano sempre presenti. Lo so, lo sento: l’idea sta nascendo.

Un grande arco raccorda idealmente il lunotto posteriore dell’auto alla fanaliera anteriore, formando la cupola del vetro, come una leggera bolla di sapone. Altri archi scolpiscono la forma dell’orologio-macchina.

La mia visione, a tratti cubista e futurista, mi permette di decostruire e riassemblare – in un ordine volutamente “disordinato” – i particolari tecnici. Immagino i bolidi da pista e li trasformo:
    ⊛ la presa d’aria anteriore dell’auto diventa la sede di integrazione del cinturino;
    ⊛ i fianchi della carrozzeria si traducono nella cassa dell’orologio;
    ⊛ il concetto di protezione strutturale si riflette nel fondello, che custodisce il movimento.
Il “guscio” esterno dell’orologio prende forma: morbido come una scultura di Henry Moore, ma allo stesso tempo dinamico, veloce, aerodinamico. Le linee che scorrono sulla carta mi riportano alla mente un altro mito assoluto del design: Il più celebre creatore di automobili sportive: Giovanni Battista "Pinin" Farina.

Chissà cosa ne penserebbe lui – e cosa ne penserebbero oggi i suoi eredi – di questo mio “bolide” da polso.

…Soddisfatto del mio G.T.O., torno a sognare per finire il progetto…

La cassa dell’orologio sembra uscita da una galleria del vento, come quelle utilizzate per testare l’aerodinamicità delle auto da corsa. La penna disegna linee che si rincorrono, mentre la mente cerca suggestioni e immagini. Con una vera alchimia delle forme, il tipico gallettone a tre razze che fissava le ruote al mozzo delle auto da competizione si trasforma nella corona di carica: stessa forma, stesso valore meccanico di chiusura.

E se al posto del motore ci fosse un movimento svizzero meccanico a ricarica automatica? Magari l’eccellente ETA 2824. Un connubio perfetto, eccezionale, assoluto.

Con la fantasia entro nell’abitacolo: raccolgo spunti, faccio “shopping” di idee. La cornice cromata del contagiri diventa il supporto della lente del datario; il rosso degli indicatori colora il puntatore del giorno del mese.

Seduto al posto di guida, afferro il volante e lo proietto nell’orologio: le tre razze diventano la lancetta dei secondi. Come un carillon, il suo movimento scandisce il ticchettio del tempo.

La sottile leva del cambio e la sua impugnatura sferica si trasformano negli otto indici delle ore, rivestiti in Super-LumiNova e luminosi come fari nella notte. A completare la grafica del quadrante compaiono due grandi numeri applicati, 12 e 6, leggeri, curvi, aerodinamici: sembrano disegnati dal vento che accarezza la carrozzeria in corsa.

Dal motore “rubo” le cinghie di distribuzione e le trasformo nelle lancette di ore e minuti: due grandi elementi che attraversano lo scheletro del quadrante. Sempre dal motore nasce l’ispirazione per l’anello centrale del quadrante, fissato da quattro viti, come il propulsore ancorato al telaio. Quattro barre diagonali attraversano il foro del quadrante, richiamando le strutture di rinforzo a traliccio e conferendo al segnatempo una forte personalità meccanica e strutturale.